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lunedì 13 aprile 2020

L'ARTE DELL'ANDARE A ZONZO

     Se aprendo il volume “Dizionario dialettale di Francavilla sul Sinni” del compianto amico Luigi Viceconte si cerca il vocabolo “zònzë (a)” si trova riportato il significato “a zonzo, senza una meta”...


Metaponto - Tempio di Hera

     Ma da cosa deriva questo termine, che a primo acchito, sembrerebbe riportare un concetto negativo, coltivato da fannulloni o nullafacenti, ma che invece cela il significato di una ben più nobile arte?
     L’espressione “a zonzo” deriva da un verbo della lingua greca antica “agorazein” che significa letteralmente “andare a zonzo per l’agorà, per la piazza” e come meglio spiega Luciano De Crescenzo nel suo libro “Storia della Filosofia Greca -  I presocratici” vuol dire “recarsi in piazza per vedere che si dice, e quindi parlare, comprare, vendere e incontrare gli amici. Significa però anche uscire di casa senza un’idea precisa, gironzolare al sole in attesa dell’ora di pranzo… Agoràzonta in particolare è il participio di questo verbo e descrive il modo di camminare di colui che pratica l’Agorazein, e cioè il procedere lento, con le mani dietro la schiena e su un percorso quasi mai rettilineo. Lo straniero - continua De Crescenzo – che, per motivo di lavoro o di turismo, si trovasse di passaggio in un paese greco, resterebbe molto stupito nel vedere un così folto numero di cittadini camminare su è giù per la strada, fermarsi ogni tre passi, discutere ad alta voce e ripartire per poi fermarsi di nuovo”. 
     Come si vede il termine ha tutt’altro che un significato spregiativo e la stessa filosofia greca deve molto a questa pratica peripatetica, estesasi successivamente a tutta la Magna Grecia e quindi al meridione d’Italia, così come avvenne a Velia per la Scuola Eleatica e a Metaponto dove fu recepita dalle stesse donne, che diedero poi origine alla cosiddetta Città delle Filosofe.
     Tale arte, solo così può essere a questo punto definita, si è procrastinata nel tempo generando rinomate menti e raffinate idee, che per secoli sono state alla base del pensiero filosofico.
     Ma chi sono gli eredi attuali della scuola peripatetica? Eccoli lì! Basta affacciarsi ai balconi delle nostre abitazioni per vederli camminare in gruppi di tre o quattro persone, o anche più, senza fretta e impegni da assolvere, talora sorridenti o a volte corrucciati per qualche argomento più serio, talora fermandosi a puntualizzare un concetto più definito, a volte gesticolando a sottolineare le proprie asserzioni più convinte oppure silenziosi a meditare su possibili soluzioni ad intricati problemi, sorti nel girovagare senza meta.
     Cosa di meglio del piacere di uscire di casa senza pensieri e soprattutto senza sapere dove andare e con un salto scavalcare un vicolo, con due un vicinato e con tre ritrovarsi nell’agorà, nella piazza, ad incontrare questi o quegli amici e con loro iniziare lunghe passeggiate a zonzo, attardandosi a discutere del più e del meno, di amori, di pallone, di tasse, di politica, ovvero, in una parola, di filosofia? Il tutto per abbandonarsi alle gioie dello spirito e della conversazione.
    La pratica dell’andare a zonzo ancora coltivata con successo nei nostri paesi della vecchia area della Magna Grecia è invece pressoché scomparsa nelle moderne città, dove ormai si esce quasi sempre frettolosamente a sbrigare qualche servizio, magari occasionalmente incontrando un amico anche lui di corsa in tutt’altre faccende affaccendato. 
   E allora cari amici compaesani, che dite? Mi aspettate per una bella passeggiata a zonzo, filosofando sui perché della vita?

Nicola M. Vitola

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